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Come scegliere l’influencer perfetto: la tipologia

Con l’avvento dei social media la scelta del perfetto influencer si è fatta ancora più importante: la “classica” celebrità del mondo del cinema o della tv non basta più. Non a caso si parla di influencer marketing, ovvero della scelta di individuare e targetizzare opinion leader piuttosto che interi segmenti di consumatori, talvolta includendoli in vere e proprie campagne.

Puntare al personaggio famoso però non è sempre la formula vincente: ogni mercato e ogni azienda richiedono una valutazione specifica, per evitare di disperdere risorse inutilmente o – peggio – perdere clienti per la scelta di endorser sbagliati.

Le tipologie di influencer possono essere sintetizzate in quattro macro-categorie, definite da caratteri specifici: ognuna di queste porta benefici diversi, da considerare in base ai propri obiettivi.

Celebrità

come-scegliere-influencer-kim-kardashian-endorsingNon ci riferiamo alle star in senso stretto (dai personaggi televisivi come le Kardashian o al calciatore più in voga del momento), ma a tutti i tipi di celebrities, dalla tweetstar, all’instagrammer, al guru di YouTube che fattura migliaia di dollari al mese (pensiamo ad esempio alla make up artist Michelle Phan).

Questo genere di endorsement ha come obiettivo finale ampliare la propria audience e accumulare impression nei diversi social, influendo così soprattutto sulla brand awareness.

Attenzione: una celebrità sbagliata può infastidire il pubblico attuale o attirare una clientela “sbagliata” per il proprio marchio, modificando pesantemente il posizionamento dello stesso. Ricordate il caso della starlette dei reality Snooky (Jersey Shore n.d.a.) e delle borsette di Gucci qualche anno fa?

 

Esperti & Giornalisti

come-scegliere-influencer-carlo-cracco-testimonial-patatine-san-carloSi gioca in questo caso sulla credibilità del testimonial: un giornalista settoriale, uno chef per un prodotto culinario, un brand importante per un’azienda di beni complementari, e così via.

L’obiettivo è in questo caso duplice. In prima battuta si cerca di aumentare la qualità percepita del proprio prodotto, sfruttando l’expertise dell’endorser. Scelgo il set di pentole che mi propone il negoziante o quello che Bruno Barbieri afferma di usare a casa propria? Opto per l’assicurazione sulla macchina che mi consiglia l’amico o su quella che propone nel suo editoriale il giornalista del Sole 24 Ore?

In seconda battuta si punta anche in questo caso alla brand awareness, grazie all’alto numero di impression generate da testimonial di questo tipo, spesso e volentieri accomunabili a delle celebrità.

Attenzione anche qui, perché non sempre la scelta più ovvia è anche la più corretta: cos’avete pensato vedendo Carlo Cracco sponsorizzare le patatine San Carlo?

 

Blogger

come scegliere influencer campagna marketing peter cashmore mashableAlcuni blogger, come Perez Hilton o Chiara Ferragni, sono celebrità a pieno titolo; altri sono famosi – e quindi influencer – quasi solo nella propria nicchia (vedi Peter Cashmore, in foto, fondatore del gigante tech Mashable). È proprio questa la loro forza: permettono di raggiungere un pubblico ben specifico, che interagisce in maniera continuativa dando la propria opinione e si fida di chi parla.

Puntare al blogger significa quindi avere un obiettivo che cerca un aumento dell’engagement e della conversazione attorno al proprio prodotto. La lead generation è inoltre più alta in questo caso, rispetto ai casi già citati di celebrità ed esperti, anche se non in tutti i settori.

I migliori? Food, fashion e bellezza in primis, seguiti a stretto contatto dalla tecnologia di consumo (smartphone, accessori, ecc…).

 

Consumatori

consumatori-e-clienti-come-influencer-per-campagne-marketingIl cliente è forse il più importante degli influencer, soprattutto nella “vita reale”: dà consigli agli amici, si fida del passaparola, è la persona fisica che compra il prodotto o servizio.

Nell’era dei social network è possibile coinvolgere i propri consumatori in campagne di influencer marketing, offrendo loro incentivi concreti (premi e scontistiche) o morali (visibilità e menzioni, ma anche senso di partecipazione nel mondo del brand).

Una buona campagna può anche portare alla vera e propria creazione di contenuti da parte dei propri clienti, alla quale è possibile attingere per rendere più ricca e interessante la propria content strategy, rafforzando al contempo il senso di comunità e gruppo tra i propri fan. Si punta quindi alla brand awareness, alla brand fidelity e all’ampliamento della audience. Un obiettivo tanto ampio, quanto difficile.

About Valeria

Social Media & Content Manager Nel tempo libero scrivo per Grazia.it e nel mio blog personale, colleziono makeup e fotografo cibo e paesaggi."Music is my comfort zone"

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